UN BALLO DA FIABA

19 feb

 

Bernard Coclet

 

LUI.
L’idolo.
Al secolo   Bernard Coclet, fondatore del Grand Bal d’Europe.

…e io, sua allieva per un giorno.
Uno stage di danza intensivo insieme ai più bravi ballerini di bourrées dell’ambiente della danza.

BELLISSIMO.
Impagabile.
Un’opportunità unica.

Cinque ore di prove non stop, di cui tre solo di riscaldamento.
Ma LUI ha saputo rendere il tutto leggerissimo, divertente, piacevole, come solo i grandi Maestri sanno fare.

Un paio d’ore di stacco e poi di nuovo in pista per il concerto a ballo della sera. Fiumi di persone, ballerini bravissimi e collaudati. Gente da cui si può DAVVERO imparare molto.
…e io, estasiata novellina al mio primo stage di danza.

Momenti indimenticabili
e la sensazione di non avere abbastanza occhi per vedere,
abbastanza CORPO per seguire quell’incredibile insieme di ritmi e suoni.

Poi, a fine serata, LUI mi chiede di ballare.
L’idolo, circondato da un codazzo di donne molto più esperte di me.

“Viens, on va faire une Grande Poterie”.
Attimo di esitazione. Mi guardo intorno.
“Moi?”

Sì, io.

Io
noi.
Gli altri ballerini tutt’intorno.
E un’esplosione di gioia dentro.

Finale con gli applausi, come da copione.

Chi l’ha detto che le fiabe non sono reali?

CHI NON MANGIA IN COMPAGNIA…

12 feb

Stamattina ho deciso di fare un esperimento.
Ho lasciato sul davanzale della mia camera delle bricioline di pane e mi sono messa in paziente attesa.

Qualche minuto dopo…

Velocissima, agguanto la macchina fotografica e faccio qualche scatto, pensando “Chissà quando mi ricapiterà più!”.
Giusto il tempo di fare due foto, e il piccolo pettirosso spicca il volo verso chissà dove.
Lo guardo volare via, piena di meraviglia e anche con un po’ di tristezza…
ma vabbè, buon per lui. Libero e con la pancia piena. Almeno per oggi…
Comunque ha spazzolato via tutto. Piccino, chissà quanta fame aveva!
Metto altre bricioline (anche se per oggi la mia dose di fortuna l’ho già avuta), e già che ci sono, aggiungo qualche frammento di croccantini per gatti. Del resto, Google dice che mangiano anche derivati della carne…

Mi connetto a Facebook per condividere col mondo il prezioso bottino di fotografie.
Detto fatto, iniziano ad arrivare subito i primi commenti estasiati (in gran parte della Ragazza con la Vialigia), e io mi metto solerte a digitare risposte.

Ad un certo punto, al rumore dei tasti si aggiunge un altro ticchettìo.

Mi volto verso la finestra.  E’ TORNATO!!!!
Foto foto FOTO!!!

Poi, di punt’in bianco, com’è arrivato se ne vola via di nuovo.
“Che fortuna”, penso, “due visite in una mattinata”.
Sorridendo tra me e me, torno a dedicarmi ai commenti su Facebook, che nel frattempo sono aumentati.

Tra una risposta e l’altra, decido di farmi una sigaretta.
Ma l’accendino è sulla mensola, vicino alla finestra.
Mi alzo per recuperarlo, e chi vedo spuntare sul davanzale?! Ma sì, è ancora LUI!!! E stavolta si prende anche il lusso di curiosare dal vetro!


 

Aggiornamento delle h. 14:36
Il pettirosso continua a venire a intervalli regolari, più o meno ogni 15-20 minuti. Si ferma un paio di minuti, mangia, beve, sta fermo mentre gli scatto le foto, e quando mi risiedo alla scrivania MI OSSERVA con la testolina un po’ inclinata su un lato.

Eccolo, è arrivato proprio ora.  Ma non è solo…
Questa carinissima capinera spartisce con lui le briciole… ma a differenza di lui, ehm… mostra all’obiettivo solo il suo “LATO C”.

PS. con tutto quest’avvicendarsi di uccellini, la mia gatta ha preso fissa dimora sul letto, davanti alla finestra. Chissà se per lei un pettirosso che mangia croccantini è paragonabile al nostro concetto di “tacchino ripieno”…

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LA PAROLA AL BRACCHETTO (again…)

7 feb

Come era d’abitudine nel mio vecchio blog, lascio ancora una volta la parola al mio mentore…

... ognuno ha il suo canarino salvavita! ♥

 

♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥

…il semble qu’il neige encore… (ALTRE FOTO)

5 feb

Stamattina mi sono svegliata con il SOLE!!!
Primo pensiero: Yuppi, si va a al parco a fare le foto! :-D   Corro a prendere la macchina fotografica!!

Peccato che:

A) la macchina fotografica NON C’E’. Mio padre (che NON la sa usare) me l’ha presa (senza dirmi niente) per andare a fare qualche foto in giro

B) quando mio padre rientra dalla passeggiata, è quasi mezzogiorno, il sole se n’è andato da un pezzo, e la MIA macchina fotografica è completamente scarica.

Me la restituisce prendendola dal laccetto (“se gli cade, LO UCCIDO”).
La prendo amorevolmente tra le mani.
E’ fredda.
L’obiettivo è tutto fuori in maniera anomala.

(“Io LO UCCIDO”).

… ma prima devo soccorrere la mia adorata macchina fotografica.

Ore 16.oo
Dopo quattro ore di carica e mille amorevoli cure, la macchina è tornata in vita e sembra aver superato bene i supplizi ai quali mio padre l’ha sottoposta.
A questo punto, onde evitare di dar sfogo ai miei istinti assassini di cui sopra, porto la macchina al parco, e insieme ci deliziamo in mezzo alla natura:

un cigno sul laghetto ghiacciato

...il ballo del cigno...

 

...un assolo di puro contorsionismo...

 

Un pucciosissimo passerotto

 

...il passerotto VS la bacca...

 

E per finire:

il CUORE dell' inverno

IL SEMBLE QU’ IL NEIGE…

4 feb

Cade la neve,
anelano calore
anche le stelle.

     (Haiku anonimo)    

Parbleu... il semble qu'il neige.

    

i fiori innevati (il melograno nel mio giardino)

...e le tartarughe artiche in terrazzo

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ANCH’IO HO VINTO UN PREMIO!!!

2 feb

Ollallà! La Ragazza Con la Valigia, partecipando a un giochino, mi ha premiata, inserendomi tra i blog che le piacciono :-)
Detto questo …posso esimermi dal partecipare al giochino?! Giammai!

Quindi ecco le regole:

A- ringrazia la persona che ti ha premiato con l’award, includendo un link sul tuo blog 
B- manda l’award ad altri 15 blogger che ti piace seguire e faglielo sapere
C- condividi 7 informazioni a caso su di te


…e questa è la mia lista in risposta:

A- innanzitutto GRAZIE a La Ragazza Con la Valigia (eri già linkata nella colonna a destra, ma un link in più non fa mai male, anzi DUE link in questo post… te li meriti tutti)

B- ecco i blogger che mi piacciono di più (anche se non sono 15):

     – La Ragazza Con la Valigia (e siamo a 3 link)
     – Cesco 
     – Silvana
     – Amanecer

     – Bibi (e a questo punto mi devo cospargere il capo di cenere, in quanto lui legge
                 e commenta il mio blog in modo impeccabile, rendendosi a pieno titolo
                 uno dei miei blogger preferiti,  ma io -me ne accorgo solo ora- non ho mai
                 commentato il suo blog. Chiedo scusa pubblicamente)

     – l’ Apprendista libraio (Le richieste impossibili dei suoi clienti sono la mia dose
       quotidiana di divertimento. Una pillola di buonumore per risollevarmi
       dalla giornata lavorativa)

     – la toscanissima prof. Antonella Landi (altra fonte inesauribile di rìsate)

C- Sette informazioni a caso su di me:

  1. detesto il freddo e il caldo in egual misura, motivo per cui da settembre a maggio vivo incollata alla borsa dell’acqua calda + svariati strati di coperte, e da giugno ad agosto giro per casa seminuda (peraltro senza mai riuscire a prendere un minimo di tintarella)
  2. ho la fobia degli insetti (TUTTI, grandi e piccoli, anche quelli che normalmente la gente reputa “tanto carini“, come le farfalle variopinte, le innocue formichine, o le coccinelle).
    A onor del vero, l’altro giorno ho rischiato di farmi investire da una macchina perchè una stupidissima coccinella mi è atterrata davanti mentre stavo attraversando la strada.
  3. sono seriamente dipendente dalla saga di Harry Potter. Ho letto OGNUNO dei 7 libri almeno 13 volte, sia in italiano che in inglese. Questo ha mandato in crisi diverse bibliotecarie che hanno avuto la malaugurata idea di fare una ricerca a computer sulla mia “situazione lettore” e  hanno visto lo schermo del computer riempirsi, riga dopo riga, con lo stesso titolo ripetuto all’infinito.

    Bibliotecaria (in panico):     “Oddio! Il computer è IMPAZZITO!!!”  
    Io (imbarazzatissima):               “Ehm…veramente no.” 

  4. ho la memoria di un pesce rosso: non mi ricordo una data che sia una, la trama di un film, il nome di un attore, o l’orario di un appuntamento; non ho memoria per gli eventi storici e per tutte le cose imparate a scuola; ho profondi dubbi perfino sull’anatomia e sull’esatta ubicazione di molte parti del corpo. In compenso, riesco a ricordare perfettamente il principio attivo di molti farmaci (con predilezione per gli antidepressivi e i lassativi), cosa che lascia puntualmente sbalorditi i medici del  reparto in cui lavoro.
  5. non amo dormire, ma adoro stare ore e ore sotto le coperte a fare “i covini” (tipica espressione bolognese) con la gatta.
  6. da me stessa pretendo sempre il massimo, e spesso mi scontro ferocemente con i miei limiti  umani.
  7. adoro il contatto fisico, e quando abbraccio qualcuno divento una piccola piovra.

PICCOLE TORTURE

29 gen

La porta della sala si è aperta e si è richiusa. E’ entrato qualcun altro.
Sento il rumore ma non riesco a vedere chi è: c’è troppa gente a coprirmi la visuale. Eppure dovremmo esserci tutti, più o meno.
Sento l’aria fredda che è entrata, mista a un profumo particolare, leggermente piccante come una spezia, ma più fresco. Mi ricorda qualcosa….  Qualcuno. 
Ma chi diavolo…?

Mi sporgo dalla sedia per vedere meglio.
Guardo.

Lo vedo.

Mi blocco.

Lo guardo ancora. E poi ancora. E ancora.
Tre istanti INFINITI per osservarlo senza essere vista.

Cerco e trovo tutti i dettagli presenti nei miei ricordi:  lo sguardo limpido e vagamente ironico, i tratti regolari del viso, le labbra morbide dischiuse in un sorrisetto adorabile, le movenze sicure e nello stesso tempo così delicate da far pensare a un gentiluomo d’altri tempi trasportato nel presente per sbaglio. Le mani:quelle mani che conosco così bene e che per anni hanno ridefinito la geografia del mio corpo. Il suo dopobarba: dopo che l’ho lasciato, ho dormito notti intere avvinghiata a una sua camicia per poterne respirare il profumo.

Tutto combacia,
passato e presente,
i miei ricordi di allora  e  il LUI che ho davanti in carne e ossa, qui e ora.
Cazzo.
Perchè proprio qui? Non viene alle feste del mio paese da quasi 5 anni… praticamente da quando l’ho lasciato.
E’ stata la mia UNICA storia. Una storia seria durata tutta la mia adolescenza, dai 14 ai 20 anni. Sempre lui, solo lui.
Bel modo di usare un’età fatta per i cambiamenti, gli sbalzi, fatta per conoscere e per fare esperienze… ma credevo di essere nel giusto.

Da allora non si è più fatto vivo.
Avevo sentito dai discorsi degli altri che si era stabilito dalle parti del Piemonte, a farsi una nuova vita con una nuova ragazza.
Buon per lui, pensavo.
Non immaginavo minimamente che me lo sarei ritrovato davanti così a bruciapelo.

Sono infastidita.
Anzi, non infastidita:  FURIOSA. In un attimo capisco la parola “territorialità”, e l’accezione con cui la usano gli etnomusicologi moderni  che studiano la socialità dei gruppi di danze come il mio.
Territorialità.
Sei nel MIO territorio.
Tu, stupido ragazzo. Tu e tutta la valanga di ricordi che ti porti dietro.
Tu e la tua bellezza disumana che richiama il mio corpo infrangendo ogni mia volontà razionale.

Stupido.
E  mi vedi. Fai quel sorriso disinvolto che ben conosco.
Mi vieni incontro. Mi saluti con due baci sulle guance, costringendomi a comportarmi da persona civile, al tuo pari.
Per fortuna so essere estremamente autocontrollata.  Per  TUA  fortuna, sottolineerei.  Ma non mi chiedere più di questo. Non sfidare la sorte.

E infatti…

LUI:      “Balli?”

IO:         “Ehm… L’avevo promesso a lui, questo ballo. Scusa”

Mi apposto a fianco di un uomo a caso e inizio a volteggiare per la sala  al ritmo del suo passo mal assortito, saldando così una promessa mai fatta.

Finisce il ballo.
Lui, da seduto, mi punta.
Passo velocemente tra le braccia di un altro ballerino a caso, senza nemmeno dar tempo a LUI di farsi avanti di nuovo.
E così ballo dopo ballo. Ancora  e ancora.

LUI. Tu.
Mi guardi, mi osservi dal tuo posto.
Innocuo, come una potenziale belva ingabbiata.
Al sicuro, come una potenziale preda sfacciatamente fortunata.
Tra di noi, una giungla di ballerini da poter scegliere.
Solo così può funzionare la serata.

Ma la danza, oltre alla tecnica, prevede una certa dose di creatività…
…che si traduce all’improvviso  in un cambio di dama non previsto. Creatività dei musicisti.  Ad un loro cenno, le donne cambiano partner, e io le seguo… Trovando TE come ballerino designato dalla sorte.

Ecco.
Eccoci. Ecco il tuo corpo e il mio, che si uniscono a dispetto dei nostri richiami e trovano in un attimo tutto quello che c’era da trovare:  l’ incastro perfetto.  Senza ostacoli, senza pensieri o altre formalità.
La musica nei corpi dissolve gli ostacoli della mente.
Ti sento, e vedo che sei coinvolto anche tu
Non siamo più  ”io” e “te”, tu da una parte e io dall’altra.  Siamo “NOI”.
NOI  al centro …e il resto del mondo intorno.

Bel momento.

Peccato che quando finisce la musica, il “bel momento” si dissolve nel nulla.
Tu guardi l’orologio, dici:”Vabbè, meglio che vada”,  recuperi la giacca con i tuoi soliti gesti misurati, e mi dai due bacini formali sulle guance. Nient’altro.
Come sei comparso, te ne vai.
Puf, un attimo ed è sparito tutto.

Momento bello.
Momento insensato, momento che non ha costruito niente, non ha lasciato niente.

Bello.
Bellissimo.
E  STUPIDO.

Proprio come te.
E come il mio corpo, che si fida delle sensazioni mettendo a tacere l’autocontrollo della mente.
Stupido corpo.

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SCOPERTE

26 gen

ANTEFATTO:

La giornata di ieri ha previsto, in ordine di comparizione:

1- lacrime sul lavoro

2- appostamenti strategici sul set del film anni ’50 che Christian De sica sta girando a Bologna (un freddo boia, ma di De Sica neanche l’ombra. Perdipiù, all’improvviso tutta la troupe si è mobilitata come un sol uomo, ha imboccato un vicoletto ombroso ed è sparita nel nulla, lasciandomi sola al centro del set deserto, con un barbone che osservava la scena da un angolo e se la ghignava piegato in due. Finito l’eccesso di risate, mi ha detto:”Dalla tua faccia allibita, direi che non hai sentito l’annuncio della pausa-caffè”. “Ehm…no.”)

3- ri-lacrime a casa (sempre pensando al lavoro)

Dopo tutto questo, oggi ho pensato bene di distrarmi con un bel giretto al centro commerciale. Giretto che è iniziato alle 13:45 sotto un bel sole baldanzoso e si è concluso alle 14.01 con la magica comparizione di un ammasso di nuvoloni grigi e un nebbione fantozziano da bassa Padana, che -ovviamente- è calato proprio mentre stavo uscendo a piedi dal parcheggione trafficatissimo con vista sulla Tangenziale.
In un attimo mi sono ritrovata così:

- alle spalle: macchine in manovra;
- davanti: la Tangenziale da attraversare;
- intorno: la nebbia.

Dopo un rapido calcolo delle possibilità, ho deciso di attraversare alla cieca, affidandomi alla fortuna come faceva la nonna di Mulan nel cartone animato (ma senza grillo portafortuna, ahimé):

Arrivata incredibilmente sana e salva sull’altro lato della strada, sento squillare il cellulare.
E’ mia madre:
M: “Ti va di raggiungermi qui?”
Io: “Ehm…ok”

“QUI” nella fattispecie è la casa della zia da poco defunta… Allegria! Proprio quel che mi ci vuole…
Vabbè, vado.
Dieci minuti dopo faccio il mio ingresso a casa di zia: trovo mia madre semisommersa in un mare di scartoffie. Vado in suo soccorso. Faccio lo slalom tra scatoloni di roba da smistare/tenere/buttare, e la raggiungo.

Parte la MARATONA DELLO SPULCIAMENTO DELLE SCARTOFFIE A QUATTRO MANI.
Durata: tutto il pomeriggio.

A parte i quintali di bollette del 1980 e i vari santini, riesco a riesumare diverse cose curiose, tra cui:

- una mia foto in cui, a pollice alzato, gioisco come un novello Valentino Rossi per le prodezze del mio super triciclo

- un attestato di nascita di una certa JOSEPHINE MARIE JEANNE, rilasciato dal Municipio di Tunisi nel 1955.

Incuriosita, interrogo mia madre:

Io: Ma mamma, hai una cugina nata nel tuo stesso anno?!”

M: “Fa’ vedere… OH! Ma… ma è il mio! SONO IO!!!!”

Io: “Mamma, leggi bene: c’è scritto JOSEPHINE MARIE JEANNE, non Giuseppina!”

M: “Sì, appunto. Quando avevo 4 anni e ci siamo trasferiti in Italia, hanno tradotto i nostri documenti, nomi compresi…allora si usava così”

Io: “Quindi hai un nome FRANCESE?!?!” 8-O

M: “Sì… avevo.”

Io: “E “Marie Jeanne”?”

M: “C’est toujours moi”.

La guardo. Mi guarda di rimando. Lieve attimo di smarrimento da parte mia.
Mia madre si chiama Josephine Marie Jeanne?!
E parla anche un po’ di FRANCESE?!?!? :-?
Non ci credo.
Eppure è così.
E io lo scopro solo a 24 anni.
Bah… è proprio vero che non si finisce mai d’imparare. :-D

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